Premio Nobel José Saramago

 

RICORDO DELLA SUA NASCITA

José de Sousa Saramago nasce in Portogallo proprio il 16 Novembre 1922. E’ stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta, critico letterario e traduttore portoghese.

Si trasferì a Lisbona con la famiglia in giovane età, abbandonando gli studi universitari per difficoltà economiche, mantenendosi con i lavori più diversi. Ha infatti lavorato come fabbro, disegnatore, correttore di bozze, traduttore, giornalista, fino a impiegarsi stabilmente in campo editoriale, lavorando per dodici anni come direttore letterario e di produzione.

Le sue posizioni sulla religione, dichiarandosi ateo, hanno suscitato notevoli controversie in Portogallo. Dopo la pubblicazione de Il Vangelo secondo Gesù Cristo, le aspre critiche rivoltegli e la censura imposta sul libro dal governo portoghese lo indussero a lasciare il paese per vivere alle Canarie. Di nuovo, nel 2009, con l’uscita del suo ultimo romanzo Caino, Saramago si trovò a polemizzare con la chiesa cattolica portoghese, criticando la Bibbia, poiché descrive un Dio “vendicativo, rancoroso, cattivo, indegno di fiducia“.

Il Vangelo secondo Gesù Cristo uscito nel 1997 non è un’opera in sé blasfema, ma si tratta in realtà di una riscrizione della vicenda del Messia cristiano alla luce dei vangeli ritenuti dalla Chiesa apocrifi, che Saramago considera invece i soli attendibili, confrontati con i vangeli sinottici, che sarebbero stati scritti molto dopo le lettere di San Paolo, e quindi molti decenni dopo la vicenda di cui trattano, dando di Gesù Cristo l’interpretazione paolina e non storica. Su tale base Saramago articola la storia di Gesù a partire da alcune realtà storiche che egli ritiene attendibili, ma inaccettabili per la dottrina cristiana.

Saramago è stato un convinto sostenitore dell’iberismo, cioè la necessità di avere un’unica entità politica nella penisola iberica. A Luglio 2007 in una lunga intervista al Diario de Noticias, di cui è stato vice direttore, affermò che tra Spagna e Portogallo vi sarebbe stata una naturale integrazione che avrebbe portato ad una futura unità. In una sua opera, La zattera di pietra, lo scrittore immagina una separazione fisica della penisola dal resto d’Europa.

Uno dei tratti che più caratterizzano le opere di Saramago è il narrare eventi da prospettive piuttosto insolite e controverse, cercando di mettere in luce il fattore umano dietro l’evento. Sotto molti aspetti, alcune sue opere potrebbero essere definite allegoriche. Saramago tende a scrivere frasi molto lunghe, usando la punteggiatura in un modo anticonvenzionale. Ad esempio, non usa le virgolette per delimitare i dialoghi, non segna le domande col punto interrogativo; i periodi possono essere lunghi anche più di una pagina e interrotti solo da virgole dove la maggior parte degli scrittori userebbe dei punti.

È frequente l’uso dell’ironia: ai personaggi non vengono risparmiate critiche per i loro comportamenti, spesso discutibili, ma profondamente umani. Non ci sono eroi, ma semplicemente uomini, con i loro pregi ed i loro difetti. E in effetti non manca la pietà e la compassione dello scrittore per essi, piccoli rappresentanti del genere umano.

Immagine correlataNel 1998 venne insignito per il Premio Nobel per la Letteratura.

José Saramago muore il giorno 18 Giugno 2010 nella sua residenza a Lanzarote, nella località di Tías, sulle Isole Canarie.

 

José Saramago

 

“La sconfitta ha qualcosa di positivo: non è definitiva. In cambio, la vittoria ha qualcosa di negativo: non è mai definitiva.”

 

“Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si era visto di notte.”

 

“La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi.” 

 

“Ecco cosa hanno di simpatico le parole semplici, non sanno ingannare.” 

 

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