Tributo a Harry Houdini

 

TRIBUTO PER LA COMMEMORAZIONE DELLA SUA MORTE.

Harry Houdini, nasce a Budapest il 24 Marzo 1874 da una famiglia di immigrati negli Stati Uniti. Il padre Mayer Samuel Weiss prestava servizio nella locale congregazione ebraica riformata in qualità di rabbino. In seguito, nel 1887, Mayer si trasferì col figlio a New York, dove vissero in una pensione sulla 79ª strada, fino a quando la famiglia non fu in grado di riunirsi in un alloggio definitivo.

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Nel 1891 Houdini, che in realtà si chiamava Erik Weiss, divenne un illusionista professionista, riscuotendo però poco successo. La fama arrivò per lui quando iniziò ad esibirsi come escapologo; scelse il nome d’arte di Harry Houdini come tributo a un mago francese, e riuscì nel 1913 a farlo diventare il suo nome legale.

Agli inizi la sua carriera di incantatore non riscosse un grande successo, ma gli fece incontrare nel 1893 Wilhelmina Beatrice “Bess” Rahner, anch’ella illusionista, che sposò dopo un corteggiamento durato tre settimane. Bess divenne la sua assistente di scena per tutto il resto della sua carriera. Houdini inizialmente si applicò ai giochi di carte e alle altre arti di prestigio tradizionali, si autoproclamò il re delle carte, ma cominciò presto a sperimentare le sue evasioni. La sua grande occasione venne nel 1899, quando incontrò lo showman Martin Beck. Beck, impressionato dal numero di Houdini con le manette, gli consigliò di concentrarsi sulle evasioni e lo inserì nel circuito di alcuni spettacoli. Nel giro di pochi mesi si esibì nei teatri più rinomati degli Stati Uniti e nel 1900 andò ad esibirsi in Europa. Al suo ritorno negli Stati Uniti, quattro anni dopo, era diventato una leggenda.

Nei primi vent’anni del XX secolo Houdini si esibì con grande successo in tutti gli Stati Uniti. Era capace di liberarsi da manette, catene, corde e camicie di forza, spesso penzolando da una corda o immerso nell’acqua e sotto gli occhi del pubblico.

Nel 1913 presentò quello che per molti è il suo numero più famoso, la cella della tortura cinese dell’acqua, in cui rimaneva sospeso a testa in giù in una cassa di vetro e acciaio piena d’acqua e chiusa a chiave.

Svelò alcuni dei suoi trucchi nei libri scritti negli anni venti. Molti lucchetti e molte manette potevano venire aperti solo applicandovi una forza sufficiente in un modo particolare, altri potevano venire aperti con l’aiuto delle stringhe delle scarpe. A volte usava chiavi o bastoncini opportunamente nascosti. Era in grado di fuggire da un barile per il latte riempito d’acqua il cui tappo era legato ad un collare da lui indossato perché il collare poteva essere staccato dall’interno. Quando era legato da corde o da una camicia di forza, riusciva a crearsi uno spazio per muoversi dapprima allargando spalle e torace, poi allontanando appena le braccia dal corpo e quindi disarticolando le spalle. Il suo numero della camicia di forza fu inizialmente eseguito dietro un sipario, da cui lui balzava fuori nuovamente libero, ma poi Houdini scoprì che senza il sipario il pubblico era molto più affascinato dal vederlo lottare per liberarsi.

Benché non fosse facile, l’intero spettacolo di Houdini, evasioni comprese, era eseguito anche dal fratello Theo Weiss. La più grande differenza tra i due era nel numero della camicia di forza; Houdini disarticolava entrambe le sue spalle per uscirne, Theo era in grado di disarticolarne una sola.

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Negli anni venti, dopo la morte dell’amata madre, Houdini dedicò le sue energie a smascherare medium e parapsicologi, un’attività che verrà poi proseguita ai nostri giorni. La preparazione tecnica di Houdini nelle arti della prestidigitazione gli permise di svelare frodi che avevano fino ad allora ingannato molti scienziati e accademici.

Divenne un membro del comitato di “Scientific American” che offriva un premio in denaro a chiunque avesse saputo dimostrare di possedere capacità soprannaturali. Grazie a lui il premio non fu mai ritirato. A mano a mano che la sua fama di “acchiappafantasmi” cresceva, Houdini iniziò a frequentare sedute spiritiche in incognito, accompagnato da un reporter e da un ufficiale di polizia. La più famosa medium che cercò di smascherare fu Mina Crandon, nota col nome di Margery. Houdini seppe riprodurre gli effetti delle sedute della Crandon, ma il trucco dietro alcuni aspetti delle sedute di quest’ultima rimase ignoto e controverso. Per esempio, nessuno ha mai saputo spiegare con esattezza il dispositivo che permetteva la comparsa della seconda mano teleplasmica della Crandon.

Il 31 Ottobre del 1926, Houdini morì di peritonite, in seguito alla rottura dell’appendice, nella notte di Halloween. Aveva 52 anni. Solo due settimane prima aveva subito un colpo all’addome da uno studente di boxe. Questi, andandolo a trovare nel suo camerino, volle mettere alla prova i leggendari muscoli addominali di Houdini dandogli dei pugni, cosa che Houdini normalmente permetteva, ma quella volta, colto di sorpresa, non ebbe il tempo di prepararsi a ricevere i colpi. A dispetto della più diffusa opinione, comunemente accettata dal pubblico, la morte non fu provocata dal solo colpo.

Ai funerali di Houdini, tenutisi il 4 novembre a New York, parteciparono oltre duemila persone. È stato sepolto al Machpelah Cemetery, nel quartiere del Queens, con il simbolo della Society of American Magicians scolpito nella pietra; la sua tomba si trova accanto a quella dell’adorata madre. La Society of American Magicians continua a tenere ogni anno una cerimonia in sua memoria il giorno dell’anniversario della sua morte, che comprende anche una seduta spiritica per cercare di evocare il suo spirito. L’illusionista prima di morire disse: “Se è veramente possibile a qualcuno tornare dall’aldilà, Harry Houdini lo farà“.

Poco prima di morire fece un patto con la moglie Bess dicendole che se fosse stato possibile l’avrebbe contattata tramite un messaggio in codice convenuto tra loro due  che era: “Rosabelle, rispondi, parla, prega, rispondi, guarda, parla, rispondi, rispondi, parla“. Ogni notte di Halloween, per i successivi dieci anni, Bess tenne una seduta spiritica per verificare il patto. Nel 1936, dopo un’ultima fallimentare seduta, Bess si arrese e spense la candela dicendo: “Anche la mia ultima speranza se ne è andata. Non credo che Houdini possa tornare da me o da chiunque altro. Ho mantenuto viva la fiamma accanto alla fotografia di Houdini per dieci anni, ma è giunto il momento di spegnerla. Buona notte Harry“.

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UN ABBRACCIO

BENITO DI SALVO

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