Tributo a Alex Zanardi – (un po in ritardo) Auguri per i suoi 52 anni

(Questo Articolo è stato realizzato con la Collaborazione Straordinaria di Manuel Cavaliere)

Alessandro “Alex” Zanardi, è nato a Bologna il 23 Ottobre del 1966 da Anna e Dino Zanardi. La madre era una sarta, mentre il padre faceva l’idraulico. Da bambino si trasferì a Castel Maggiore, a pochi chilometri dal capoluogo emiliano e qui sviluppò la passione per i motori, appassionandosi alla Formula 1.

Aveva anche una sorella maggiore, Cristina, morta a seguito di un incidente stradale nel 1979. Come se la vita lo stava avvertendo di qualcosa. Ma era ancora troppo giovane.

A 14 anni il padre gli regalò il suo primo kart, e cominciò a praticare regolarmente la sua passione con alcuni amici. Il suo esordio avvenne a Vado, in una gara sponsorizzata dalla Pubblica assistenza nel 1980. Dopo un paio di anni di apprendistato, in cui affinò il suo stile di guida, tanto da guadagnarsi il soprannome di Parigino per la sua abilità nella gestione del mezzo, cominciò a ottenere risultati di rilievo e nel 1982 si iscrisse al campionato nazionale, nella categoria 100cc.

Nonostante potesse contare su un mezzo scarsamente competitivo e solamente sull’assistenza del padre che gli faceva da meccanico, a fine anno riuscì a concludere terzo in classifica generale e attirò l’attenzione del proprietario di un’azienda produttrice di pneumatici per kart che gli garantì la sponsorizzazione necessaria per passare alla categoria 100 Super e fare le prime apparizioni in gare di livello internazionale.

Nel 1988 esordì nella F3 italiana, il primo anno non riuscì ad andare oltre il quinto posto per alcune difficoltà ad adattarsi al nuovo tipo di vetture. L’anno seguente passò nella squadra di Ruggero Zamagna, con cui ottenne le prime soddisfazioni, come la pole position nella gara inaugurale di Vallelunga, conclusa poi al secondo posto, ma per via delle fragilità del motore nipponico e anche a causa del passaggio da parte della scuderia a una benzina senza piombo, per la prima vittoria dovette attendere il 1990. Con il passaggio al team RC Motorsport riuscì a imporsi in due appuntamenti e sfiorò il titolo italiano, giungendo secondo a tre punti dalla vetta.

Nel 1991 decise quindi di passare in Formula 3000, categoria nel quale aveva già esordito a fine 1989 in una gara, nonostante diversi interrogativi antecedenti l’inizio della stagione, vinse la gara d’esordio a Vallelunga, ripetendosi un paio di mesi dopo al Mugello. Nonostante le otto partenze in prima fila su dieci gare non riuscì a conquistare il titolo, in particolare a causa di problemi di affidabilità che colpirono Zanardi durante la stagione.

Venne comunque premiato da Autosprint alla cerimonia dei “Caschi d’oro” come miglior pilota italiano dell’anno ed ebbe modo di testare per la prima volta una vettura di Formula 1. Le convincenti prestazioni in Formula 3000, attirarono l’attenzione di diversi addetti ai lavori di Formula 1.

Fallita l’occasione di esordire al Gran Premio d’Italia, il debutto avvenne al successivo Gran Premio di Spagna, la Jordan decise di sostituire un loro pilota con Zanardi per le ultime tre gare stagionali. Nonostante non fosse riuscito a eseguire alcun test preliminare, in quanto era impegnato a disputare le ultime gare di Formula 3000, il pilota italiano si qualificò 21°, e in gara ottenne il 9° posto.

Dopo un ritiro per la rottura del cambio a Suzuka mentre si trovava in ottava posizione e dimostrava una buona competitività, replicò il risultato della gara d’esordio in Australia in una corsa interrotta dopo pochi giri a causa della pioggia.

Nonostante i buoni risultati ottenuti, il team irlandese versava in una situazione finanziaria precaria e necessitava di ingenti sponsor di cui Zanardi non disponeva. Cosi che il pilota bolognese si ritrovasse senza un volante. A metà stagione, poi, la Minardi gli diede l’occasione di disputare tre corse in sostituzione di un loro pilota. La scarsa confidenza con la monoposto della Minardi, unita a una forma fisica non perfetta dovuta alla sostanziale inattività agonistica, non favorirono il pilota nell’ottenere buoni risultati.
Dopo aver mancato la qualificazione in Gran Bretagna, in Germania fu costretto al ritiro nel corso del primo giro per la rottura del cambio.

L’anno seguente venne ingaggiato dalla Lotus, ,e nella prima parte di stagione, pur esibendo buone doti velocistiche, ebbe un andamento altalenante: ottenne il primo punto mondiale piazzandosi in sesta posizione al Gran Premio del Brasile, in cui era pure rimasto vittima di un infortunio durante la corsa, guidando per gli ultimi venti giri con una mano sola. La Lotus decise di evolvere il suo sistema di sospensioni attive, ma questo causò frequenti problemi di affidabilità; inoltre Zanardi, nel tentativo di conquistare qualche risultato utile, cominciò a prendere maggiori rischi in pista e spesso venne costretto al ritiro.
A un incidente fuori dai circuiti, in cui venne investito mentre si trovava in bicicletta a Bologna, se ne sommò un altro durante le prove del Gran Premio del Belgio. Un guasto alle sospensioni fece sì che il pilota si schiantasse a oltre 240 km orari contro le barriere del Raidillon.

Questo lo costrinse a concludere anticipatamente la stagione. Per la notevole forza che si scaricò sulla sua schiena Zanardi diventò più alto di 3 centimetri. Uscì comunque dall’incidente senza gravi lesioni, nonostante avesse perso conoscenza durante lo scontro.

Alex Zanardi con Ronaldo e Ralph Schumacher

Approdò alle corse “Cart”, dove ebbe tantissime successi e vittorie. Al penultimo appuntamento mondiale, a Laguna Seca, giunse terzo e si laureò per la prima volta campione di Formula CART. Saltò anche l’ultima gara per un incidente durante le prove e, per precauzione, decise di non correre.

LA VITA STAVA CONTINUAMENTE CERCANDO DI COMUNICARE CON ALEX.

Nel 1999 ritornò alla Formula 1. Una stagione con tanti trambusti!! Ritiri, ultimi posti, errori meccanici, scorrettezze che gli costarono delle multe e incidenti. Ormai demoralizzato, Zanardi non ottenne più alcun risultato di rilievo, terminando la stagione a zero punti. FORSE ERA IL MOMENTO DI CHIUDERE E DEDICARSI AD ALTRO.

Ma Alex imperterrito, continuò. Ritorno alle Cart. Nel 2001 andò negli Stati Uniti a gareggiare. La stagione iniziò come volersi dimostrare negativa. Con errori meccanici e imprevisti.

Il 15 Settembre 2001 in un circuito tedesco, le qualifiche non vennero disputate a seguito di un violento acquazzone e la griglia fu determinata in base alla posizione in campionato. Nonostante partisse ventiduesimo riuscì a recuperare posizione su posizione, portandosi al primo posto. A tredici giri dalla fine, dopo aver compiuto la sua ultima sosta, uscendo dai box, dopo aver tolto il limitatore di giri, Zanardi perse improvvisamente il controllo della vettura (pare per la presenza di acqua e olio sulla traiettoria di uscita) che, dopo un testacoda, si intraversò lungo la pista, mentre sulla stessa linea sopraggiungevano ad alta velocità due vetture. La prima riuscì a evitare lo scontro, la seconda no e l’impatto fu violentissimo: la seconda vettura colpì perpendicolarmente la vettura del pilota bolognese all’altezza del muso, dove erano alloggiate le gambe, spezzando in due la vettura.

Prontamente raggiunto dai soccorsi, Zanardi apparve subito in condizioni disperate: lo schianto aveva provocato, di fatto, l’istantanea amputazione di entrambi gli arti inferiori e il pilota rischiò di morire dissanguato. Per salvargli la vita, Steve Olvey, capo dello staff medico della CART, “tappò” le arterie femorali del pilota per tentare di fermare la grave emorragia. Dopo aver ricevuto l’estrema unzione dal cappellano della serie automobilistica, venne caricato sull’elicottero e condotto all’ospedale, dove rimase in coma farmacologico per circa quattro giorni e gli venne rimosso chirurgicamente il ginocchio destro, irrimediabilmente compromesso.

Dopo sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni subite Zanardi poté lasciare l’ospedale per cominciare il processo di riabilitazione, nel quale ebbe un ruolo fondamentale Claudio Costa, medico del motomondiale.

UN INCIDENTE CHE GLI COSTÒ QUASI LA VITA. FORSE CHISSÀ, LA VITA GLI MANDAVA SEGNALI IN TUTTI I MODI PER DIGLI DI SMETTERE. E CAMBIARE IL SUO DESTINO. MA QUELLA NON FU LA MORTE DI ALEX, MA LA RINASCITA IN UNA SECONDA VITA.

“E’ importante lavorare assaporando il gusto di ciò che fai. Il sacrificio passa inosservato se fai le cose con slancio ed entusiasmo.”

“Non volevo dimostrare niente a nessuno, la sfida era solo con me stesso, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio.”

Apprezzato sia come atleta, che sia come persona per l’atteggiamento positivo verso la vita e le sue avversità, dopo l’incidente, Alex Zanardi ha cominciato a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili, e dopo il ritiro dalle corse automobilistiche ha intrapreso una nuova carriera sportiva nel paraciclismo, dove corre in handbike nelle categorie H4 e successivamente H5.

Prese parte alla sua prima gara partecipando alla maratona di New York nel 2007, in cui colse un sorprendente 4º posto.
Ma dopo di ciò fu un avvicendarsi di capolavori e trionfi coronati nel 2012 con due ori e un argento paraolimpici. E nel 2015 vinse la coppa del mondo in Canada!

“Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa.

Alex Zanardi

NON ABBIAMO PAROLE PER DESCRIVERE LA MAGNIFICITÀ DI QUEST’UOMO. CI FA CAPIRE, CHE NONOSTANTE TUTTA LA PARTE NEGATIVA CHE POSSA ESISTERE NELLA NOSTRA VITA, RICORDIAMOCI CHE SE VOGLIAMO POSSIAMO TRASFORMARLA SEMPRE E COMUNQUE IN POSITIVA. L’UNIVERSO È CON NOI.

Voglio ringraziare per il contributo speciale a Manuel Cavaliere. Grazie alla sua ispirazione e il voler ricordare questo nostro Campione Italiano a reso questo Articolo di Tributo uno dei più sentiti.
Grazie Manuel. Al prossimo Articolo.

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